|
|
|
KO TSA QUAN La Temibilissima Arte della Boxe della Cozza (di Carlo Balsamini) |
|
|
Introduzione Nello spettro vastissimo e variegato delle arti marziali cinesi troviamo talvolta alcuni stili bizzarri e pochissimo conosciuti, forse perché troppo difficili, oppure perché tenuti nascosti per chissà quanti lustri dai degni depositari della Tecnica. Agli occhi del sinologo questa varietà di stili e sottostili può apparire eccessiva e forse esageratamente pignola, ma il praticante esperto e soprattutto appassionato riesce a scorgere fra la miriade di movimenti apparentemente simili, un sottile e lunghissimo filo di seta che collega ogni singolo stile, una sorta di cordone ombelicale che ha nutrito e nutre tuttora la fame di conoscenza di uomini antichi e moderni, tutti coloro che, attraverso la ricerca ossessiva e pedante della perfezione e del particolare, aspirano al soffio del Gong Fu. Vi presentiamo in queste poche pagine il sunto di uno stile finora sconosciuto, ma sicuramente interessante. KO TSA QUAN La storia
Chu La Pok era un pescatore di cozze e mitili vari. Nacque alla fine del primo millennio della nostra era in un infimo villaggio sulla costa del Mare di Cina. Il padre Chu La 'Na Volt, oltremodo esigente e severo, obbligò fin dalla tenera età il piccolo Chu La Pok e il fratellino Chu La Minga, più giovane di pochi mesi, a seguirlo sulla barca da pesca ogni santo giorno, perché imparassero il mestiere del pescatore di cozze. Nonostante la vita durissima, il giovano Pok non si perse mai d'animo e anzi si impegnò con tale fervore che divenne presto il miglior cozzaro del distretto. In punto di morte il vecchio padre lo chiamò a sè e lo fece giurare solennemente: da quel momento tutti i segreti dell'arte del pescatore di cozze erano nelle mani di Pok, il quale si impegnò a mantenere vivo il Mestiere.Pok visse ancora a lungo nel villaggio, non si ammogliò mai e continuò a pescare cozze come nessun altro era in grado di fare. A dire la verità più di una volta gli venne in mente di cambiare mestiere (gli sarebbe piaciuto tanto fare il barbiere), come quando il governo aumentò le gabelle del settecento percento, oppure quando il sindacato decise che la denominazione ufficiale del cozzaro cambiava in P.P.B.C. (Provvigionatore Professionale di Bivalvi detto Cozzaro) e lo obbligò a compilare il settequaranta. Niente. Fedele alla promessa, Pok continuò indefesso a cozzare. Una afosa mattina di luglio la signora Romp Le Bal chiamò Pok il Cozzaro (anzi, Pok il P.P.B.C.): «Senta, caro, mi porti subito un chilo di cozze belle fresche e dodici canocchie, che stasera c'ho ospiti a cena e gli faccio la pizza allo scoglio. Abito nella casetta bianca con le tendine azzurrine dietro la terza curva a sinistra dopo il ponte che porta allo svincolo per il bosco.» Pok saltò sulla barca, raggiunse velocemente gli scogli, pescò e, tornato alla bottega, preparò il pacco per la signora. Il fattorino si era beccato un brutto raffreddore, così decise di andare egli stesso a fare la consegna: «Senti, Tonino, vado a fare una consegna. Guarda la bottega!» disse ad Antonio Capece, uno di Sorrento che gli faceva compagnia, «nun ve preoccupate, dottò, 'a guard'io 'a bbutteca, iatevenn» rispose Tonino mentre si faceva un aerosol. Pok si mise in cammino. Il sole era cocente e lui aveva uno strabigolo di cose da fare, ma la signora era una buona cliente e poi in un'oretta sarebbe tornato. Pensava. Anzi ne era certo. Anzi, morisse se non era così! Dopo tre ore, più o meno verso le due del pomeriggio, Pok non era ancora arrivato. «Ma, che strano» pensò preoccupato, «forse nella fretta di arrivare ho sbagliato strada.». Continuò a camminare ancora e ancora e ancora e ancora e ancora, e ancora la casetta bianca con le tendine azzurre non si vedeva. «La signora ha detto dopo la terza curva a sinistra. Dunque io ho già oltrepassato due curve a sinistra, per cui la casa deve essere dopo la prossima curva a sinistra!». Povero Pok, non sapeva ancora che quella strada avrebbe avuto solo curve a destra! Non poteva saperlo perché su quella strada non era mai stato e se quei coglioni dell'Anas non avessero scambiato la segnaletica non ci sarebbe mai stato! Comunque continuò imperterrito, testardo come un mulo «arriverò, arriverò! Tanto deve essere qui vicino quella casa». E continuava ad arrancare sotto il sole cocente «arriverò, arriverò! Tanto deve essere qui vicino la casa di quella signora». E continuava a macinare la polvere «arriverò, arriverò! Tanto deve essere qui vicino quella casa fottutissima di quella signora» iniziava a perdere leggermente la pazienza. Com'è, come non è, Pok camminò ancora due giorni, cieco all'evidenza, e si fermò finalmente solo quando si rese conto di aver raggiunto le montagne. «Prbblmnt h sbglt strd» si disse («Probabilmente ho sbagliato strada» avrebbe voluto dire se non avesse avuto tre chili di polvere in bocca). Sentiva la stanchezza rendergli molli le membra, per non parlare della fame che lo faceva quasi svenire, e per non parlare poi della sete, tremenda, e l'ernia al disco che si rifaceva viva, le vespe e le mosche, la polvere, il caldo, il gas che forse aveva lasciato aperto. E poi gli scappava anche la pipì e non avrebbe disdegnato neanche una bella cacata, ma non aveva la carta igienica. Insomma, non ce la fece più. Si sedette ai piedi di un albero maestoso e decise che l'unico cibo a disposizione erano le cozze che doveva portare alla signora. «Oh senti, queste cozze me le mangio io adesso; alla signora gliene porterò delle altre!» disse mentre scartocciava il pacchetto, e se le mangiò con voracità esagerata, succhiandone la linfa salsedinosa. Finalmente sazio (chiedere una birra era troppo), si sdraiò all'ombra e si addormentò d'un colpo. Povero Pok! I frutti di mare, a forza di essere sballottati per quasi tre giorni nell'afa e sotto quel sole, così lontani dal mare, avevano subito qualche lieve mutazione transgenetica. E non voglio dire che avevano perso un pò di valore nutrizionale, no no, avevano proprio assunto un aspetto mefitico! Una di loro aveva addirittura preso coscienza di sé in quanto donna e voleva iscriversi a scienze politiche, ma le altre la dissuasero perché il sessantotto era ancora lontano e le rivendicazioni femministe erano premature (e poi come donna era proprio una cozza). Fattostà che quelle famigerate cozze misero in subbuglio il fisico già grandemente provato di Pok, e gli fecero un effetto blandamente allucinogeno, più o meno come l'effetto di un'insalatina di peyote, mandrax e anfetamina in bocca al figlio della signora Rosa che compie due anni a settembre. Pok, ormai completamente in preda della mistura portentosamente psicotropa, aprì gli occhi (almeno così gli sembrò), ma non si sentiva tanto bene, anzi avrebbe vomitato volentieri anche il complesso di Edìpo se solo si fosse reso conto di ciò che gli stava accadendo. Ciò che vide fu un insieme di visione fantasmagoriche e turbinii di immagini e colori, vortici di profumi e giochi di luci, frasi fatte e luoghi comuni, anacoluti e perifrastiche passive, insomma, un casino di robe stranissime. Vide due cozze che combattevano sul prato: una si muoveva benino, secondo lo stile Shaolin classico, duro e diretto, mentre l'altra prima scappava e poi scorreggiava e poi scappava e poi spernacchiava e la prima si inferociva sempre di più. Poi vide uno gnomo dei boschi che cercava di stuprare un cammello che usciva dalla cruna di un ago; lo gnomo sbavava e il cammello lo rifiutava, prima con gentilezza, poi sempre più deciso, finché lo gnomo non gli mise le mani addosso, allora il cammello si trasformò in un Sarchiapone e lo gnomo in un Minollo e insieme fecero un blues (ma Pok non conosceva il blues). Vide anche una gigantesca lattina di Fanta che si muoveva con la leggerezza di una Pepsi Light. Ma Pok non conosceva la Fanta, né la Fanta conosceva lui, percui si ignorarono a vicenda. Poi tornarono le cozze combattenti, avvinghiate in un feroce corpo a corpo, e si sputavano addosso e si insultavano, si colpivano e si proiettavano, passando da uno stile all'altro con noncuranza, interno esterno interno esterno, colpi parate calci pizzicotti, finché una non si incazzò di brutto perché come si fa a colpire il plesso solare in un'altra cozza, e poi l'altra la ferì gravemente al ginocchio. Ricominciarono bestemmiando finché, fra un kiai e l'altro, una di esse si avvicinò troppo a Pok e lui sentì che la cozza voleva strangolarlo e lottò con tutte le sue forze perché la nera cozza si avvicinava temibilmente alla sua gola, quando, in uno sforzo supremo, Pok si rese conto che la cozza che voleva strangolarlo altro non erano che le sue stesse mani! Pok svenne, e rimase così, perso nello psichedelico sogno per un intero anno. Gli crebbe anche del muschio sul sopracciglio rivolto a nord. Finalmente, un giorno, Pok si risvegliò. Aveva qualche problema di prostata, la sua gola aveva un aspetto vagamente carsico e sulla rotula sinistra aveva attecchito un bonsai di banano, ma a parte questo stava fondamentalmente meglio. «'azz che dormita che mi sono fatto. E che viaggio! Se niente niente 'sta roba da assuefazione a San Patrignano mi danno la suite!». Era di nuovo in sè. Un filino sconvolto e più vecchio di un paio di generazioni ma di nuovo cosciente. Pok iniziò una vita completamente nuova. Si dimenticò del suo paese e del suo vecchio mestiere; vagò per la Cina in lungo e in largo, cercando di perfezionare quella nuova Arte Marziale che gli era stata donata dallo Spirito. Incontrò anche un eremita vecchio e saggio che non gli diede neanche un'indicazione utile. Fece per anni i più disparati mestieri. Una volta dipingeva le canzoni di Bob Dylan sui gusci di noce e le vendeva all'angolo di una strada, ma le guardie lo arrestarono per accattonaggio e lo sbatterono in galera. Allora Pok incominciò a sbraitare che lui era un cittadino libero e rispettabile e che voleva parlare direttamente col Mandarino della città che sicuramente lo avrebbe capito; "Voglio parlare col Mandarino", diceva, "voglio parlare subito col Mandarino!". Lo trasferirono nella sezione Devastati Mentali insieme a uno che parlava alle Susine, uno che si toccava sempre la Banana e uno che si faceva le Pere. Pok è uno di quelli che se li incontri ti tocchi di nascosto perche credi che portino sfiga, ma in realtà la sfiga la portano solo a sé stessi. Eppoi fu una grande figura retorica del Passato. ER SHI KO TSA SBRENG LU La dirompente forma dello stile della Cozza in 20 comode lezioni.
1) La Cozza si risveglia dal letargo, ovvero Lo Sbadiglio che Intontisce.2) La cozza appena sveglia si stiracchia con un vago sapore di morte in bocca. 3) La cozza e un bel cappuccino (ovvero il Bacio Segreto del frate biondino) 4) La cozza di mattina, ovvero sbattere violentemente le gambe per ripristinare la circolazione. 5) Bu! (l'urlo che spaventa i bambini) 6) La cozza e il balletto propiziatorio, ovvero come disorientare l'avversario. 7) La cozza racconta Gino Bramieri, ovvero come stupire ancor più l'avversario. 8) La cozza interpreta una battuta di Pippo Franco (con questo l'avversario dovrebbe essere colto da profonda crisi esistenziale) 9) Frillifrillifrillifrilli (adesso che l'avversario è in coma finitelo col solletico) 10) La cozza s'incozza, cioè se a questo punto l'avversario è ancora vivo mollategli un bel pugno dritto in mezzo alla faccia, così impara. 11) Pausa pranzo. 12) Sonnellino postprandiale ('a pennichella) 13) La cozza riprende il combattimento con la stessa voglia di muoversi di un Bradipo che deve correre i duemila metri ostacoli. 14) La cozza alla capricciosa, ovvero trattenere il respiro fino a diventare paonazzi e sbattere i piedi a terra. In questo modo l'avversario, colto da pietà per l'umana sventura, si scoprirà quel tanto che basta da sputargli in faccia il più disgustoso maghetto verde-giallognolo putrescente che possiate mai immaginare. 15) L'avversario s'incozza e vi picchia. Ora sta a voi prenderle un pò. 16) La cozza finge di essere morta (può essere molto utile produrre olezzi disgustosi per rendere verosimile la putrefazione avanzata). Così l'avversario crede di avere vinto e vi lascia in pace per un po', a meno che non sia un professionista, nel qual caso non si fa infinocchiare dalla vostra messinscena e vi finisce senza pietà. Se ciò accade, andate direttamente alla casella FINE nel gioco della vostra vita (vedi regole del Monopoli). 17) Se per caso siete ancora vivi, procedete con la figura della cozza che offende: sparate maledizioni, offese e bestemmie con la massima rapidità consentitavi dalla lingua nella quale vi esprimete abitualmente. Ricordatevi di offendere con particolare veemenza tutti i suoi parenti almeno fino alla terz'ultima generazione. Vi potranno tornare utili i monologhi-maledizioni di Alex Drastico (vedi Albanese Antonio per chi lo conosce). 18) Ore 17,30: piccolo intervallo musicale con Pallido Genzianoni e il suo vero, originale, autentico, lo giuro Folklore di Romagna (ciambella e vino a tutti i presenti). 19) La mezz'ora della cozza: passate una buona mezzoretta a picchiarvi a sangue, senza stile, con pugni a martello, cartoni nei denti e schiaffoni alla tirolese. Ogni tanto starnutite in faccia a quell'altro senza mettervi la mano di fronte alla bocca, poi chiedete scusa. 20) E' giunto il momento di chiudere definitivamente la partita. Ora basta! Qeusta è la mossa finale della Cozza, un turbinio di movimenti e altro che vi porteranno ad una vittoria sicura o perlomeno a una certa soddisfazione. Attenzione però: la difficoltà è grande e bisogna allenarsi lungamente per ottenere gli effetti desiderati. Ma procediamo. Guardate con occhi torvi il vostro avversario e rimanete immobili. L'avversario non capisce bene cosa stia succedendo e si ferma a sua volta. Quando ve la sentite, all'improvviso iniziate a tremare, prima piano, poi con convulsioni spaventose. Quindi iniziate a rannicchiarvi aterra, sempre tremando violentemente. Quando siete completamente rannicchiati, raccogliete le forze e esplodete all'improvviso in una girandola di colori: saltate e urlate terrorizzati, ruttate e scorreggiate contemporaneamente, sudate abbondantemente e digrignate i denti, producete gorgoglii intestinali e pensieri impuri, piangete abbondantemente e sbavate senza ritegno. Tutto ciò nell'arco di un paio di secondi! Poi saltate addosso all'avversario e colpitelo in tutti i modi che vi vengono in mente, senza pietà, senza sosta. Colpite e urlate e colpite e urlate, strozzatelo e fategli ripetere cento volte il suo codice fiscale e poi fischiategli in un orecchio e per finire ditegli che avete sedotto sua sorella e anche suo fratello. Se sopravvive, probabilmente vi toglierà il saluto. IL GRANDE GUSCIO I Nove principi del Ko Tsa Quan 1) Il Grande Vuoto Dentro, ovvero lo scheletro della Cozza - parare; 2) Le Mon So Da - L'agro (sono cozze acide) chiudersi e tirare; 3) Ka'r Ciof - L'amaro (la cozza col cynar) spostare verso il basso; 4) Pe Pe - Il piccante (la cozza pepata) spostare verso l'alto; 5) Tsu Ker - Il dolce (la cozza al miele) schivare; 6) Sa'l - Il sipido (la cozza salata) aprirsi e colpire; 7) Ma'h B'oh - L'insipido (la cozza mutante o travestita) quando non si sa bene cosa fare, ovvero le Tecniche di Prendere Tempo disorientando l'avversario; 8) In Kol La - la ventosa (la cozza sullo scoglio) aderire a tutti i costi; 9) Fa I Tu - L'Acqua (la cozza di fiume) Varie ed eventuali, cioè tutto ciò che non rientra negli altri principi. I punti vitali della cozza, ovvero i punti deboli che la cozza deve assolutamente difendere. La pupilla sinistra I capelli bianchi I lobi delle orecchie I punti solleticosi |
|
Per informazioni: tiandihe@mbox.theo.it [INDICE HUMOR] [HOME PAGE] [INDICE GENERALE] |
Copyright (c) 1998 THEO MULTIMEDIA